Noi a chiusura cocciuta,

andiamo nel fortino di un guscio che non si svita,

uova sode di spavento,

noi bolliti nella paura, duri per fiamma ricevuta,

traditi dal bagno dentro l’acqua, il nostro battesimo è stato ustione.

Noi a rotolare senza gambe, spinti da braccia che non hanno carne, arriviamo a fondovalle per guardare poi su in cima, che chissà quale fantasma ci ha fatti cadere giù.

Nell’albume di calce asciutta, siamo tuorli murati vivi, costretti a sbattere l’uno contro l’altro per spaccarci le galere,

mandare a pezzi sbarre e tombe per rinascere diversi.

Magari dentro a un tegamino, tutti fatti all’occhio di bue.

Rotti ma liberi.Di mostrarci e di vedere.