Sono carta messa al macero,
alfabeto passato per lama e solvente.
La mia parola sbava,
nel ringhio rotto di una bestia ferita.
Se vuoi leggermi,
devi sopportare il sangue dei caduti,
il vuoto dei mutilati,
la nostalgia di un braccio perduto
e un osso negato.
Altrimenti, guardami a occhi chiusi.
E dimmi che non esisto.