Ho un respiro abrasivo, graffio l’aria mentre vivo.
Levo pelle morta al vento, gli rimetto all’aria la ferita, 
sollevo la basculante di un dolore parcheggiato.
A spinta di polmone metto in moto quel taglio fermo, soffio contro la marcia in folle.
Faccio tosse affinchè la prima entri, tremo in bocca che così lui parte.
Parte il taglio, schiaccia sul pedale a tutto dolore e semina il vento, gli affumica la carne. 
Respiro polvere adesso, le ceneri dell’aria.
Di rombo e gas è  la notte.