Conto i miei centesimi, le frazioni di un soldo sbriciolato tra le costole,
guadagni messi da parte a colpi di tosse e respiro sudato,
dati in pasto al salvadanaio del torace, 
per un rancio capace di sfamare il cuore. 
Vivo nella logica del topo col formaggio, piccoli pezzi sottratti all’intero, 
cacciati in una buca troppo stretta alla mano, tanto buia all’occhio.
La mia tana sta sotto alla carne, dentro una cesta di ossa. 
Qui nessuno può vedere il totale dei risparmi, 
qui nessuno può rubare la cifra esatta alla scorta del pane.