Ci spengono l’abbaio che racconta fuoco,
il ringhio che aizza incendio.
Vogliono soltanto guaiti dalle nostre bocche,
palle di neve innocua e sciolta,
bianco che sgocciola dalle labbra.
Ci chiedono un rigurgito di latte,
che allora corrono a pulirci i musi.
Se osiamo la protesta del cane al guinzaglio,
il rigetto di una rabbia strozzata,
loro stringono i collari.
E ci lasciano con la smorfia dell’impiccato.