Incasso la notte, un pugilato di stelle nel ventre,
guantoni cadenti per costola e milza,
un Cristo in fasce scambia il mio livido per la sua culla,
nel torace tengo capanna
e una Betlemme in processione risale.
Dall’inguine allo sterno,
calca e folla sul mio osso.
Respiro il peso del pastorello,
la suola che mi calpesta,
cuoio e fango diretti a Dio.
Sono il ponte per l’Aldilà,
picchiano forte sul mio corpo tutti i sandali della terra,
alluci nudi a indicare la via.
Terza costola e ci si ferma. Un coro di calci la sfonda.
L’Alelluia dei piedi al Salvatore che strilla.
La sua nascita è la mia frattura.