Raccoglietemi col pane.

Buttata nell’olio vecchio, girata tutta negli avanzi delle estreme unzioni, io chiusa nella pastella dell’ultimo respiro,
fritta dentro la confessione di qualcuno che non ha più niente da tenere.
Qualcuno che se ne deve andare rachitico nel cielo, e scarica carne per volare.
Io saltata con lo schizzo del condimento,
ricaduta in pentola per nostalgia di ghisa che tiene e brucia. 
Mi ustiono a furia di stare al mondo, di stare al fornello di una cucina, 
al fuoco acceso di una famiglia che scorda il timer e mangia cenere.
Io servita nel piatto, 
ormai scarto di sigaretta, rovescio d’urna, polvere non più commestibile. Fate che io sia intingolo, raccoglietemi col pane.
Che magari vi rinasco in gola. Viva nel colpo di tosse. 
Più vera di una parola.

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1 Comment

  1. Troppo vera, però.

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