Sèraphine de Senlis- pittrice

Era piccola, il corpo di una pannocchia che fa le grinze ma non si sfoglia, teneva grani di luce sotto la pelle, un addobbo di Natale acceso tutto l’anno. 
Il bambino Gesù le scalciava dentro gli occhi e lei ragliava nel respiro per scaldargli sonno e veglia. Sèraphine faceva l’asinello per devozione al cielo, era bestia da soma per servitù alla terra. Donna di strofinaccio nella casa dei padroni ricchi, trovò ispirazione nella macchia sul pavimento, nel grasso del tegame, in tutto lo sporco che suscita smorfia, nell’abbandono che alla gente crea lo schifo.
Prese a dipingere con gli scarti degli altri, un vino scaduto divenne il rosso di un fiore, petali degni di una sbronza d’annale.
Spendeva spiccioli per comprarsi le tele, ogni goccia di sudore era iuta guadagnata, si seccava i muscoli per la misura di un metro x due. 
Le farfalle di Dio le sbattevano le ali in gola, Sèraphine cantava il baccano di voli celesti, spaccava il timpano ai diavoli col fruscio del suo pennello.
Piantava semi nel buio di una mansarda, la sua passione era l’unico sole capace di farli crescere.
A singhiozzi di fede vangava la notte, e una stanza stretta si riempiva di stelle larghe a sufficienza da farci stare in ognuna un fiore. 
Troppo sola per farsi sentire, Sèraphine parlava niente, diceva tutto con il colore, per esistere poteva solo farsi vedere, rovesciare la serra del cuore sopra il campo del mondo. E quanti graffi al costato, quelle spine versate giù in terra, quelle rose buttate fuori dal petto, munte tanto da sfinire i seni. Possiamo vedere un latte che strilla, nel bianco delle sfumature, un bimbo che sbava, nella schiuma di un azzurro rappreso. 
Sèraphine abbracciava gli alberi, sposa del tronco e madre della corteccia, trovava famiglia nel sottosuolo di una radice che s’alza, cocciuta e forte al cielo.
Dedicò il suo ultimo respiro alla quercia d’infanzia. In una giornata d’aria ferma, offrì colpo di vento alle foglie. E segno di vita ai rami.

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1 Comment

  1. Oscenità consapevole. Forte q.b., compiaciuto q.b., un'altra invocazione

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