Sul movimento della parola

Uno dei movimenti feroci a cui il mio corpo si offre per buttare parola al mondo, è la slogatura massima degli equilibri.
Un rovescio di posture abituali m’impianta il burattino folle nel midollo, giunture e ossa se ne vanno sballottate da fili che non governo, si preparano al lancio, alla gettata in avanti, spiccano il salto prima che io decida la spinta. Come lenze scappate alla canna, si dimenano in volteggi di danza. In scodate feline nell’aria, azzardano la pesca di un alfabeto che guizza dall’abisso al cielo.

Raccontiamoci  le santissime  crudeltà, i biglietti d’andata obliterati a grido e sangue, documenti necessari a mandarci là, dove la parola si sveglia e sbuca fuori dal lenzuolo della carne.

E penso a mia nonna, allle sue spalle curve per carico massimo di giganti accolti sopra la schiena.
Penso a lei, piccina a furia di limarsi centimetri dalle ossa e fare spazio alla tonnellata di guai altrui.
Lei schiacciata in sacrificio, ridotta sfoglia per amore, lei che riusciva sempre a tirarsi lunga, gonfiarsi altissima oltre il sole…Questo suo stesso sforzo di lievito cocciuto, deve compiere la parola.

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2 Comments

  1. Elena, mi impressiona sempre lo slancio con cui ti aggiri dentro la lingua, mi piace la tua disinvoltura da acrobata perché mi mette col naso all'in su e vedo cose che normalmente sfuggono all'orizzonte dello sguardo.

  2. ciao Giampiero, ti ringrazio…..è bello questo tuo naso che si mette in verticale, a curiosare tra gli odori dei piani alti, dove si cucinano i piatti dell'altro mondo…..

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