Camminiamo con le tasche piene di idoli, ce li cacciano di nascosto dentro le fodere dei calzoni, lo fanno con la mano del ladro rivoluzionario, quello che anzichè compiere il crimine con il furto, lo realizza con l’offerta.
Il sistema ci costringe a subire torti travestiti da doni, togliendoci la possibilità del rifiuto.
Dobbiamo allora caricare il No sottratto, riempirlo con i monili del bello, il vestiario del vero, farlo monumento impossibile da sollevare, protesta che a vederla ci si inginocchia presi dallo stupore.
Così saremo pronti ad accorgerci che esite quel No, saremo pronti a difenderlo dagli agguati, a proteggerlo dalle imboscate. E lui allora si farà padre, a figliare il  Sì che andiamo cercando.

Oggi la bocca di Artoud verrebbe tappata da una calca di mille mani, il suo grido finirebbe intrappolato tra i gemelli d’oro dei polsini bianchi, oggi più di allora la verità offerta cruda indegna il morso e aizza il conato.Si preferisce farne fettine panate. Olio, pangrattato e una frittura tosta a imbrogliare il gusto.
Sta a noi, distruggere le padelle e imboccare a crudo.
Insistere comunque, nonostante lo spavento delle bocche e la rivolta degli stomaci.