Rinuncio alla mia verticale,
al solito orizzonte
piantato davanti
bloccato lontano
beffa per gli occhi
torto alla fronte,
io rinuncio alla colonna dritta
alla sua ambizione di cielo
che la rende eterna sconfitta,
io rinuncio e mi piego
sulle quattro zampe del cane
nel rasoterra dell’occhio
che parla alle buche,
replica ai sassi,
incontra formiche
che offrono il pane,
quando l’anima ha fame.