Scrivere è ridursi a misura piccola, entrare nella veste del bebè, chiudersi dentro la tutina di spugna e d’infanzia, scalciare a piede matto l’alfabeto di gomma che ci rimbalza addosso, farlo vorticare sopra la culla di uno stizzito pianto, lanciarlo dentro la rete del girello, per il goal del primo passo, il punto segnato di un primo verso….
Scrivere contro questo stare adulto,
stracciare la copia matura di altre copie già vecchie,
provare il testo nuovo di chi parla con la smorfia,
di chi racconta col singhiozzo, protesta con la pernacchia,
e gioca serio quando chiede latte.
E gioca duro per la vita in gola.