Rivoglio i miei affondi,
rompetemi le acque e tirate fuori i resti dell’albero maestro,
sbattuto piegato fatto a pezzi dall’asma del vento,
salvate la vela afflosciata, crollata, il suo lenzuolo strappato da un sonno solitario e tradito,
succhiatemi i mari e portate all’aria il tesoro caduto,
la pietra senza valore che era tutto il primo amore sbocciato tra i sassi,
giocato in cortile, baciato tra una biglia e la ghiaia.
Rivoglio il naufragio,
l’alga di un tempo che mi ha strozzato il respiro.
Trovatemi i segni, raschiate il fondale.
Svuotate l’abisso.
Che io non abbia più a che fare
con l’opposto del cielo.