Tre quarti bambino e il resto uomo

Mio nonno stava tutto dentro un litro di vino, tre quarti bambino e il resto uomo.
In lui c’era l’uva calpestata, il grappolo offeso per la perdina dell’acino. Un viticcio pieno di abbandoni, l’orizzonte del suo sguardo.
Teneva la vista bucata del Gruviera servito in tavola. Occhi di latte vaccino, cotto sul fuoco e scoppiato in bolle. Occhi a crateri sparsi, cicatrici tonde dopo l’esplosione.
Era vino fermo nel pugno, mosso nella carezza. La rabbia gli toglieva gas dai nervi, con l’umore buono salivano bollicine nel sangue. Quando gli frizzava la mano, mi allungava la mancia. Toccavo la sua gioia, in una banconota da cinquemila lire.
Si dava a piccoli sorsi, per averlo non bisognava essere ingordi. Andava gustato piano, a trincarlo d’un fiato ci si pigliava una sbronza brutta da smaltire.
Nonno aveva la gradazione alcolica del monte Everest, bisognava salirci legati alla cinghia di sicurezza, passo ragionato e attento al vuoto di sotto.
Qualcuno si ubriacò di lui. E pagò con lo schianto in terra.

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1 Comment

  1. Forte. Ricorda Ermanno Olmi, a condizione che non si chieda il perché e il percome

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