E’ notte, è madre che ci richiama al grembo.
Nuoto in questo buio che pesa d’oceano, sbatto i miei chili contro i suoi,
un incidente fisico per sentirmi donna rotta e stella ricomposta.
Non ho più due mani nè due braccia, sono a cinque punte adesso.
Figlia di altra specie, cascata tra gli uomini per una distrazione del cielo.
Nascondo la mia origine sotto la cifra dei trent’anni, vecchia di millenni dico bugia in rispetto dell’eterno. Non si nomina il Sempre invano.
Spaventa i calcoli della testa, ritarda gli anticipi, anticipa i ritardi, ritratta le scadenze.
Sposta tutte le ore fisse. E nessuno sa dove le mette.
Per questo lo amo.
E lo grido.
Sempre.
Lo squarciagola di un peccato eterno.